Io sono|2013

“Io sono è l’ultimo atto, in ordine temporale di una rappresentazione interiore. Una genealogia al femminile in cui il filo conduttore è l’oggetto, con «la sua vocazione creativa, narrativa e sovrasensibile».
Gli oggetti, elementi fondanti del linguaggio fotografico di Paola Binante, costituiscono il nucleo di Io sono: Una gonna taglia 42, in pizzo cucita in casa; un pantalone jeans, di grandi dimensioni, indossato, di cui sembra di sentire ancora l’odore di un corpo affaticato, trasformato; un inconsueto pranzo a base di farmaci, unica soluzione fornita dalla medicina; i blister vuoti di un intero anno, conservati e fotografati dall’artista come testimonianza della saturazione raggiunta e come monito di una condizione di silente rassegnazione.
Simbolicamente il bianco, che coincide inizialmente con la visione asettica e razionale fornita dalla scienza, con l’emergere dell’emozione e della presa di coscienza, diviene luce chiarificatrice che rivela come l’assunzione delle medicine sia stata a lungo regolare ancor più di un pasto… Il gesto rituale della raccolta dei blister, la visualizzazione e la successiva fissazione in immagine di questi elementi infatti, le hanno consentito di prendere atto e di affrancarsi da un vissuto doloroso e di dare avvio ad una nuova fase della propria esistenza…
Nell’autoritratto lei rinasce dalle acque, con i capelli bagnati, nuda, senza trucchi. L’idea è quella di un corpo che ne esce rigenerato.
…Uno sguardo profondo che va oltre, di chi è proiettato nel futuro, ci riconduce all’ultima fotografia, un portamonete antico, che reca l’impronta di una macchina fotografica. È di nuovo un ritratto di oggetto, anzi di due. Qui l’importanza della memoria è sancita, l’identità professionale, certezza di sempre, non è in discussione, per questo può essere anche solo una traccia da intuire, da riconoscere, ben custodita in un involucro che ancora una volta, inequivocabilmente, rimanda al femminile”.

Elena Paloscia

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