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L’ORO DEI BRIGANTI

2009-2010

Questo lavoro nasce nell’ambito del progetto realizzato nel “Parco Nazionale della Sila”. La lettura interpretativa del territorio di Binante avviene mediante la costruzione di un ideale trittico: il mito dell’origine e la storia della terra. Legge un luogo attraverso il racconto ideale delle origini e costruisce un racconto articolato: i volti di pietra nei bassorilievi rappresentano le origini, dall’oro delle origini sorgono i prodotti della quotidianità. Nei dittici lo strumento del lavoro è affiancato al prodotto. L’autrice offre un ulteriore prova della capacità di leggere il senso riposto nelle cose. La spaziatura mette in luce la lettura del nesso tra linguaggio e prodotti della terra. “ Vuotare in una cesta i frutti raccolti significa preparare per loro questo luogo” (Heidegger 1969). In L’oro dei Briganti si coglie in modo evidente la novità della ricerca di Binante: la metamorfosi degli oggetti avviene nella dilatazione, nell’isolamento, nella selezione di oggetti riletti in senso simbolico. Un percorso personale di grande spessore che si distingue nettamente dalle strade intraprese da molti artisti del novecento, dove la metamorfosi dell’oggetto si dà come assemblaggio nelle accumulazioni eteroclite di Rauschenberg o nei palinsesti dei nouveaux réalistes.
Binante seleziona e raccoglie, dispone e mette in luce. Raccogliere corrisponderebbe, secondo Heidegger, al senso profondo del logos. L’oro dei briganti è questa luce sulla presenza che custodisce la verità. Ancor prima di ogni significato riferito all’ambito del linguaggio, ci sarebbe l’idea di raccogliere. Il primo senso del logos sarebbe dunque la raccolta. Binante poeticamente ci mostra questo nesso profondo, inascoltato nel tempo presente. Il cestino dove si raccolgono le castagne, gli attrezzi che contengono i prodotti rappresentano la storia di un territorio, ma, in senso profondo, ci restituiscono un antico e dimenticato valore del logos.

Lucia Miodini

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