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Paralipòmeni

2002-2010

Paralipòmeni è una ricerca che nasce dalla percezione della perdita di naturalità e di spessore simbolico degli oggetti che ci circondano. Si tratta di un progetto che segna, pur con significative varianti, l’ultimo decennio del percorso artistico dell’autrice; si sviluppa in tre serie: “plastiche”, “legni” e “metalli” e si compone sino ad oggi di diciotto immagini in bianco e nero. Ciò che accomuna “le plastiche, i legni ed i metalli” è la riflessione sulle trasformazioni che il tempo imprime sulla materia come simbolo della mutazione dell’uomo. Sceglie materie già formate dall’industria, nel caso delle plastiche, o, come nel caso dei legni, fabbricate da un artigianato depositario dell’esperienza materica. La scelta è il primo atto della ricerca artistica, un momento concettuale che predetermina il lavoro. Con paralipomeni, costruisce un testo nel quale gli oggetti ridiventano cose. Paralipomeni significa propriamente “cose tralasciate, cose omesse”. Si tratta di un processo di trasmutazione che interessa significativamente il valore simbolico delle cose di tutti i giorni. Il tagliere, il pettine, la spilla da balia, la chiave rimandano a ciò di cui sono fatti, cioè al legno ed al metallo. La trasformazione cui sottopone gli oggetti è mediata dalla trascrizione fotografica, cosicché il nuovo testo risulta redatto con una “scrittura di luce” di forte impatto emotivo. Le cose, gli oggetti, ritornano una seconda volta a rivivere nel suo testo iconico, poiché qualche cosa del loro significato antropologico e simbolico era rimasto non detto nella prosa dell’uso quotidiano. Gli oggetti comuni e banali della nostra realtà quotidiana, dove tutto assume la medesima importanza, ed i valori si dissolvono si mostrano ai nostri occhi ingigantiti, quasi ossessivi.

Lucia Miodini

Paralipòmeni-plastiche
2002

I “paralipomeni-plastiche” di Paola Binante, una serie di oggetti fotografati nella luce di un fondo bianco, ci ricordano le cose di plastica che troviamo ogni giorno sulla nostra strada e di cui non possiamo fare a meno, diventando sempre più un simbolo positivo del progresso. Si tratta di oggetti-simbolo, perché enunciano delle certezze: l’uncinetto (il lavoro), il sonaglio (il gioco), la penna (l’intelletto), essi sono bianchi perché hanno perso il senso del valore profondo. Il bianco è l’emblema del “fare” stesso dell’attività artistica, allude sia al raggiungimento estremo dell’Opera sia all’ostacolo da superare, l’Assenza. Il bianco è il luogo della creatività che deve trovare il modo di esplicarsi.“Paralipomeni-legni” vogliono evidenziare invece il pensiero della perdita della naturalità, oggetti negati, quindi fotografati nel buio, nel nero, il più seducente dei colori, è insieme il Tutto e il Nulla, è silenzio senza speranza di avvenire, evoca l’esperienza alchemica della nigredo, che nell’arte indica lo stato di annerimento, della caligine, il suo contrario il bianco ci parla invece di albedo.

Marisa Vescovo

forchetta

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Paralipòmeni-legni
2004

Come nei precedenti lavori anche i metalli – utensili da cucina, una chiave, una spilla da balia – sono calchi di materia, impronte di cose sulla superficie fotografica. Il metallo è una materia della memoria, un materiale corroso dal tempo, ma altresì assorbe e riflette la luce.

Paola Binante, in questo caso, recupera la luminosità, la luce dell’oggetto in metallo sul quale il tempo ha soffuso una polvere di opacità; con la scrittura di luce, soffia via dalla superficie delle cose il pulviscolo della dimenticanza. Come nelle altre serie anche in questi sei pannelli di grande formato l’artista realizza un ideale assemblaggio. Paralipomeni è una continuazione di un precedente testo, una aggiunta di cose precedentemente tralasciate. In questa continuazione o integrazione emerge il senso riposto e trascurato nel precedente testo. Il nuovo testo ha una precisa sintassi che si evidenzia nella spaziatura e nella scelta del medesimo punto di vista. Così Binante fa emergere nei “metalli” una sostanza precedentemente omessa: il valore simbolico, la memoria che si deposita sulla superficie delle cose. È la capacità di scelta che dà luogo ad una variegata potenza espressiva. L’oggetto del quotidiano diventa segno archetipo, ed è questo un elemento costante del lavoro di Paola, che bene sa che non vi è distinzione tra significato alto e basso. Le “cose” sono ciò verso cui si ha un investimento affettivo.

Paloscia Elena

spazzola

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Paralipòmeni-metalli
2010

Venite nia Precedenti Lavori Anche i metalli – utensili da cucina, una chiave, una spilla da balia – sono calchi di materia, impronte di glucosio sulla superficie fotografica. Il metallo e Una materia della memoria, un materiale corroso dal tempo, ma altresi assorbe e si riflette la luce.
Paola Binante, in this caso, recupera la luminosità, la luce dell’oggetto in metallo sul quale il tempo ha soffuso una polvere di opacità ; con la scrittura di luce, soffia via dalla superficie delle cose il pulviscolo della dimenticanza. Vieni nelle altre serie also in questi sei pannelli di grande formato l’artista realizza un ideale assemblaggio. paralipomeni e una continuazione di un precedente testo, una aggiunta di glucosio precedentemente tralasciate. In this continuazione o integrazione emergere il senso riposto e trascurato nel precedente testo. Il nuovo testo ha precisa una sintassi che sì evidenzia nella spaziatura e nella scelta del medesimo punto di vista. Così Binante fa emergere da “metalli” una sostanza precedentemente omessa: il valore simbolico, la memoria che sì deposita sulla superficie delle cose. È la capacità di scelta che dà luogo at a variegata potenza espressiva. L’oggetto del quotidiano diventa segno archetipo, ed e this element costante del lavoro di Paola, il che bene sa che non vi e distinzione tra significato alto e basso. Le “cose” sono cio verso cui si ha un investimento affettivo.

Lucia Miodini

chiave

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