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Tatina

“… Una fascia da neonata, Tatina, fotografata in distinti frammenti ingranditi e riassemblati in una grande installazione dalla suggestiva forma di spirale, scende dall’alto e invade lo spazio espositivo: imponente ma leggera e quasi fluttuante suggella e definisce il legame primario tra madre e figlia, tra generazioni di donne che si sono tramandate gestualità e amore, cibo e affetto, indumenti e creatività, sapere ed esperienza, dolore e quotidianità.

Tratto distintivo dell’artista è il presentarci tutti gli oggetti comuni come sterilizzati attraverso gli ingrandimenti fotografici nello sfondo candido, a partire da quella fascia con la quale un tempo le madri, le nutrici, le tate, le sorelle, le zie fasciavano con cura amorevole i neonati in maniera che le loro gambe rimanessero tenute strette e protette, tanto da favorire una corretta crescita, e nello stesso tempo garantire la sensazione al bambino di essere ancora avvolto e confortato come nell’utero materno.
Risulta chiaro che la grande installazione è portatrice di molteplici significati e simbologie così da rappresentare non solo il trait d’union dei lavori qui presentati dall’artista, ma la pluralità degli innumerevoli simboli materni «Tutto era madre: montagne, alberi, oceani, animali, corpo, cicli temporali, ricettacoli e contenitori, saggezza e amore, città e campi, streghe e morte…».

…L’autrice dipana quel legame ombelicale per liberare, liberarsi e liberarci da orpelli e sopraffazioni, la fascia torna ad essere una trama quasi astratta e quindi leggibile, non più legame stretto con il passato e la tradizione ma traccia percepibile di un passato dal quale intravedere un percorso di rinascita e liberazione, così come gli oggetti familiari e antichi che allineati alle pareti segnano e tracciano il viaggio, attraverso le generazioni, ormai consapevole e maturo.”

Silvana Bonfili